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22/08/2008

Parole al vento

Avvertenza: si tratta di un mega-pippone antimafia (e che palle ancora ne parlate......dirà qualcuno) consigliato a tutti ma soprattutto a chi ha votato pdl ed è calabrese.   

Allora: il nostro caro presidente del coniglio cita Falcone ed è facile capire la spropositata contraddizione, come bush che parla di Gandhi, hu jintao che parla di diritti umani, borghezio che parla…

Oggi un giornale locale (calabriaora http://www.calabriaora.it/kjhgadsfghqwnqroiewtyqnpsakjhfdsla/cz.pdf ) e in maniera limitata la stampa (http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/200808articoli/35860girata.asp) portano una notizia devastante. Dal 2006 c’è un’indagine dei ROS che, se verrà confermata durante il processo vedrà alla sbarra mezza provincia di Reggio Calabria con la possibilità di sciogliere per mafia decine di comuni calabresi. 800 beni immobili sequestrati definitivamente (l'elenco su: http://www.antoninomonteleone.it/) alle famiglie mafiose reggine, ancora non sono stai destinati ad un loro uso secondo la legge Rognoni-La Torre. 370 tra sindaci e assessori risultano indagati per omissioni d’atti d’ufficio, delitto aggravato dall’articolo 7 (quando la consumazione di un reato porta benefici all’organizzazione mafiosa). Nella vasta indagine solo 3 comuni hanno utilizzato i beni confiscati, peccato che siano 3 enti amministrati da commissari in quanto sciolti per infiltrazione mafiosa. La Calabria sta divenendo sempre più un territorio naufrago a limitata libertà, il potere ndranghetistico si espande sempre più soprattutto a causa di una mancanza di serie leggi antimafia capaci di intervenire nei settori chiave in cui la rete mafiosa si riproduca (contatto con la politica, con le imprese e professioni). Se l’indagine avviata dai ROS proseguirà, senza finire nelle sabbie masso-mafiose sarà un vero terremoto, che forse spingerà il parlamento ad emanare una nuova legge. Ma sarà difficile. L’ho già detto in altri post: uno stato che si limita a lottare contro la microcriminalità e abbandona il contrasto alle mafie è uno stato che ha perso. È facile lottare contro il clandestino è difficile perseguire i politici che vanno a braccetto con le mafie o scoprire i grandi interessi finanziari che investono le banche italiane.

Ma ritorniamo al vecchio discorso. Nell’indagine c’è un fatto che definire pazzesco è poco (ma per chi vive in Calabria e studia i fenomeni della ‘ndrangheta e comprensibile). Nel 1997 viene confiscato il palazzo in cui vive pasquale condello (uno dei principali capi della ‘ndrangheta arrestato il 18 febbraio 2008 dopo 18 anni di latitanza –vissuta sempre a Reggio C.). Nel 2001 l’agenzia del demanio cede l’immobile al comune di Reggio, ma fino al 2006 (quando i carabinieri li cacciano) la famiglia condello continua ad occupare abusivamente l’immobile. Ma non finisce qui. Pochi mesi prima che i carabinieri cacciassero i condello il comune (guidato dal sindaco giuseppe scopelliti di AN con giunta di centro-destra) avvia i lavori di restauro del palazzo, cioè manda gli operai a sistemare la casa in cui i membri della famiglia mafiosa ancora vivono. Quindi il comune non poteva non sapere….

Ritornando al presidente del coniglio, visto che vuole tanto parlare di antimafia (infatti alla giustizia ha messo uno come alfano e al senato schifani…) perché non controlla meglio le persone che candida nelle sue liste?’ lasciando perdere le superstar come dell’utri o de gregorio è interessante sapere i nomi di quelli che di sicuro non entrano ma sono presenti in lista. Ad esempio in calabria alla camera spunta soprattutto il numero 17: gaetano rao “gia sindaco socialista di Rossano è il nipote del boss Peppe Pesce, padrone insieme a Piromalli della piana di Gioia Tauro. Fu indagato dal procuratore Cordova nell’indagine sui rapporti tra massoneria deviata, politica e ‘ndrangheta. Dalle indagini venne fuori un centro di potere che pilotava assunzioni nelle Asl e distribuiva tangenti. Rao è stato anche direttore dell’Usl 26 di Gioia Tauro (dal sito http://www.democrazialegalita.it/giovanniT/giovanniT_liste_elettorali_calabria_politiche2008.htm oppure si può vedere   http://books.google.it/books?id=Rao8tpAx_ycC&pg=PA126&lpg=PA126&dq=%22gaetano+rao%22&source=web&ots=V6BWqL5bHC&sig=ju8f1HOoQOwu9EucHsjKDS72uuA&hl=it&sa=X&oi=book_result&resnum=6&ct=result) al senato c’è una coppia interessante: Giuseppe Valentino, “ex Alleanza Nazionale, già indagato per pressioni sui magistrati della Dda e per essere la talpa di Ricucci. Avrebbe rivelato Fiorani: era «la talpa» degli ambienti giudiziari che con largo anticipo avvertì Ricucci che i telefoni degli indagati erano sotto controllo. Il decimo candidato nelle liste del senato è Franco Iona, cugino primo del boss Guirino Iona, capo dell'omonima cosca crotonese ora in carcere dopo anni di latitanza. Nel 2005 Iona non si era potuto presentare alle amministrative con l'Udeur proprio a causa della sua ingombrante parentela. Oggi col Popolo delle libertà la sua meta è più vicina (http://www.democrazialegalita.it/giovanniT/giovanniT_liste_elettorali_calabria_politiche2008.htm) Su Valentino è importante citare quanto è stato scritto nelle relazione di minoranza della commissione parlamentare antimafia: (http://www.parlamento.it/parlam/bicam/14/Antimafia/documenti/relazioneminoranza.pdf pag 164)“Dalle carte della DDA di Reggio Calabria emerge infatti che il sottosegretario alla giustizia on. Valentino si accompagnava abitualmente con l’ex deputato Paolo Romeo quando questi era stato già condannato in primo grado quale promotore di associazione mafiosa (nel caso specifico, la potente e pericolosa cosca dei De Stefano), che l’on. Valentino utilizzava lo studio di Romeo come sede della propria segreteria particolare a Reggio Calabria, che i suoi contatti con Romeo erano frequenti e notori, e avvenivano al di fuori dei pregressi rapporti di lavoro essendo stato l’on. Valentino avvocato di fiducia di Romeo, che insomma egli, nonostante la carica di governo nel delicatissimo settore della giustizia, non aveva esitato a mantenere contatti amichevoli e costanti con un personaggio della levatura criminale di Romeo, già noto peraltro per aver favorito a suo tempo la fuga di Franco Freda quando il neofascista era sotto processo a Catanzaro per la strage di piazza Fontana. In una intercettazione ambientale, presenti Romeo e Valentino, si discuteva di trasferire il prefetto Sottile, a cui si attribuiva di essere in buoni rapporti con il dr. Vincenzo Macrì, sostituto procuratore della D.N.A, con il conseguente pericolo, espressamente affermato, che una presunta “alleanza” tra i due potesse portare allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Reggio Calabria; il prefetto Sottile era infine accusato di avere espresso riserve circa la condotta del Sindaco di Reggio Calabria. Il dr. Sottile, certo non casualmente, venne trasferito come commissario di governo alla regione Friuli. Ancora più inquietante è stata la vicenda relativa alla nomina del nuovo questore di Reggio Calabria, indicato nel dr. De Luca, che, a giudizio di Romeo e dei suoi interlocutori, non era gradito perché ritenuto troppo vicino al Capo della Polizia De Gennaro”. E' logico che le persone presenti nel pdl (ma non solo) con problemi di giustizia non siano solo queste tre. diaciamo che ho citato quelle con il "curriculum "migliore... (altre info sul sito: http://files.meetup.com/231379/Onorevoli%20wanted%20-%20La%20Calabria%20terra%20di%20conquista.pdf)

Alla coraggiosa/o che è stata/o capace di leggersi ‘sto mega pippone va tutta la mia solidarietà e vicinanza!!!

diamogli il nobel per la pece

"Grazie a Dio il mio amico Putin mi ha ascoltato. Altrimenti col cavolo che i carri armati russi si sarebbero fermati a quindici chilometri da Tbilisi". Silvio Berlusconi (http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/esteri/ossezia-bombardamenti-3/sospesa-collaborazione-nato/sospesa-collaborazione-nato.html)

 e mentre il nostro presidente del coniglio si prepara al nobel per la pece, in afghanistan (qualcuno si ricorda che c'è una guerra, con tanti nostri soldatini??) oggi sono state uccise una settantina di persone, soprattutto donne e bambini. (dovrei chiamarli danni collaterali ma mi sa di grande ipocrita stronzata) http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idc=&idart=11987

Ninna nanna, pija sonno
che se dormi nun vedrai
tante infamie e tanti guai
che succedono ner monno,
fra le spade e li fucili
de li popoli civili.

Ninna nanna, tu nun senti
li sospiri e li lamenti
de la gente che se scanna
per un matto che comanda,
che se scanna e che s’ammazza
a vantaggio de la razza
o a vantaggio de una fede
per un Dio che nun se vede...
...ma che serve da riparo
ar sovrano macellaro;
che quer covo d’assassini
che c’insanguina la tera
sa benone che la guera
è un gran giro de quatrini
che prepara le risorse
pe’ li ladri de le Borse.
Fa la ninna, cocco bello,
finché dura ‘sto macello,
fa la ninna, che domani
rivedremo li sovrani
che se scambiano la stima,
boni amichi come prima;
so’ cuggini, e fra parenti
nun se fanno complimenti!
Torneranno più cordiali
li rapporti personali
e, riuniti infra de loro,
senza l’ombra de un rimorso
ce faranno un ber discorso
su la pace e sur lavoro

pe’ quer popolo cojone
risparmiato dar cannone.
(Trilussa)

20/08/2008

Sempre + nero

Notizia pubblicata oggi sul sito di repubblica: (http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/cronaca/affidamento-rifondazione/affidamento-rifondazione/affidamento-rifondazione.html). Bisognerebbe conoscere tutta la realtà della vicenda, certo decidere l'affido poichè il figlio milita in un partito di sinistra sa molto di sentenza fascista.

SEDICENNE TOLTO ALLA MADRE PERCHE' MILITA IN RIFONDAZIONE

Gli dicono che somiglia a Scamarcio, l'attore. A sedici anni, fa piacere. Ma ha promesso che oggi si taglia i capelli arruffati e magari non lo bollano più come comunista. Circolo Tienanmen, tessera dei Giovani comunisti, trovata dal padre, fotocopiata dai servizi sociali, allegata all'ordinanza del Tribunale di Catania, prima sezione civile, per dimostrare nella causa di affido che la madre non sa badare all'educazione del ragazzo il quale ha "la tessera d'iscrizione a un gruppo di estremisti".

Quindi, M. P. - che preferisce non essere citato con il suo nome, visto che lui, ragazzo esuberante, lo conoscono un po' tutti a Catania - è stato di fatto accusato di essere comunista rifondarolo, uno che frequenta "luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l'uso di sostanze alcoliche e psicotrope", dove cioè c'è il sospetto che si bevano birre e si fumino spinelli. Nel giudizio degli assistenti sociali, le cose stanno pure peggio perché i comunisti sono "estremisti, il segretario del circolo è un maggiorenne che pare abbia provveduto a convincere all'iscrizione e all'attivismo altri ragazzi", tra cui l'amico del cuore del sedicenne, anche lui una testa matta che lo trascina nella vita "senza regole". Non è l'unica ragione, ovvio, per far pendere la bilancia della contesa sull'affido dalla parte paterna, ma la militanza comunista è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. M. P. è stato tolto alla madre e ora assegnato al padre, insieme al fratello più piccolo.

Tra un uomo e una donna, dopo una travagliata separazione, la resa dei conti si scarica spesso sui figli. Cose che succedono, non dovrebbero. La ragione, si sa, non sta mai da una parte sola. Però a Catania, ora ci si è messa di mezzo la politica. Mai infatti i comunisti, rifondaroli o del Pdci, si erano sentiti citati in un tribunale come pericolosi, estremisti, prova provata e sintomo di devianza giovanile. "Fino a ieri si chiamava militanza, e Rifondazione era il partito del presidente della Camera, Fausto Bertinotti; la sinistra comunista aveva due ministri nel governo Prodi", si sfoga Orazio Licandro, responsabile dell'organizzazione del Pdci. Nel partito di Diliberto hanno suonato l'allarme: comincia così la caccia alle streghe, usando in una storia delicata e complessa di affido familiare lo spauracchio dei comunisti, "è l'anticamera della messa al bando, siamo ormai extraparlamentari e anche pericolosi. Non è fascismo? Poco ci manca". Elencati nel dossier del tribunale infatti ci sono la tessera, con il costo dell'adesione, il faccione di Che Guevara e la fede nella rivoluzione riassunta nella frase "No soy un libertador, los libertadores existen, son los pueblos quienes se liberan". (...)

16/08/2008

Manganelli fisici e verbali

 C'è una parte di Chiesa che decide di "prendere le distanze" (http://www.agi.it/politica/notizie/famiglia-cristiana-la-santa-sede-prende-le-distanze) dal sacrosanto articolo del settimanale cattolico "Famiglia Cristiana" (http://www.sanpaolo.org/fc/0833fc/0833fc03.htm) mentre ce n'è un'altra che difende quanto scritto. Si tratta di Nigrizia (www.nigrizia.it) il mensile dei Padri Comboniani, dei missionari che con coraggio e fede pazzesca vivono direttamente sulla propria pelle la grandezza e la difficoltà del messaggio evangelico. Uno di loro, mio caro amico, una volta si definì così: "noi siamo i cani sciolti della Chiesa". Loro, come tutti i missionari e tanti sacerdoti, rappresentano la vera Chiesa quella che non ha dimenticato di stare accanto agli ultimi, alle persono abbandonate, a chi ha sete e fame di giustizia, hai perseguitati. Lasciando perdere la "burocrazia", "diplomazia" e il potere che troppo spesso ammorba la vita ecclesiastica.

Detto questo vi lascio il testo dell'appello di Nigrizia (http://www.nigrizia.it/doc.asp?id=11114&IDCategoria=127), sperando di non dover subire delle mega filippiche di crociati nostrani e cercatori di radici

Le manganellate a Famiglia Cristiana


Duri attacchi da parte della maggioranza alla rivista dei Paolini (nella foto il direttore, p. Antonio Sciortino)per le sue critiche al governo Berlusconi. L'appello-sostegno al settimanale cattolico da parte di padre Alex Zanotelli, di Nigrizia/Nimedia e dei comboniani.


La rivista dei comboniani Nigrizia e il centro Nigrizia multimedia (Nimedia) esprimono la loro solidarietà a Famiglia Cristiana, al suo direttore e ai suoi giornalisti per gli attacchi subiti, in questi giorni, da esponenti dell’attuale maggioranza. Evidentemente ribellarsi alle campagne anti migranti e alle ossessioni securitarie, che stanno sancendo la normalità dell’abnorme in questo paese, comporta essere messi al bando. E “manganellati” da chi ha una certa confidenza storica con quello strumento.
Un governo che promette tante libertà, ma che soprattutto tante se ne prende, fa fatica ad accettare che l’informazione, specie se cattolica, non sia prona ai suoi desideri.
A colpi di demagogia e di procurati allarmi, questa maggioranza sembra colta dalla smania di igiene totale. Ha rotto ogni argine etico, militarizzando il paese, rottamando i diritti umani dei più deboli e trasformando il povero in una persona penalmente responsabile della propria miseria. E quindi guai ad aiutarlo! Specialmente se migrante. O rom. Nell’Italia degli sceriffi, Gesù non sarebbe dietro le sbarre e San Francesco, cacciato dai gradini delle chiese?
E chi applaude a questa politica repressiva è lo stesso che ha trasformato l’impunità in valore, la furbizia in uno stile di vita e il sotterfugio in una prassi. Una figura di spicco nella Chiesa come il cardinal Renato Raffaele Martino (presidente del Consiglio vaticano Giustizia e pace e di quello per i migranti) trova giusto «combattere il racket dell’elemosina, ma senza ledere il diritto di chiedere aiuto da parte dei più poveri». «Li avrete sempre con voi», disse Qualcuno.
L’informazione, anche quella cattolica, è così condannata a scivolare sui fatti, rassegnandosi a “prendere solo atto” di ciò che le accade accanto? In realtà, basterebbe il comune buon senso per accorgerci che qualcosa si sta inceppando, e che abbiamo bisogno di maggiore attenzione ai fatti. Ma il senso comune è stato sequestrato. Per questo non crediamo che Famiglia Cristiana abbia espresso le sue aspre critiche al governo per “conquistare” nuovi lettori in una fase calante delle sue vendite. Le misure anti-immigrati e anti-rom, purtroppo, godono di ampio consenso in una società anestetizzata dalla paura. Inoltre, la rivista dei Paolini si è sempre mostrata attenta, in questi anni, al valore politico dell’equidistanza, pronta a criticare con virulenza anche gli esecutivi di centrosinistra su temi considerati eticamente non negoziabili come i Dico, l’aborto e l’eutanasia o sulla controversa alleanza elettorale con i radicali di Pannella.
Come rivista missionaria, Nigrizia non può che dirsi sconcertata per gli attacchi che Famiglia Cristiana ha subito. E preoccupata per la società dell’esclusione che si sta costruendo nel nostro paese. Discriminazione ed esclusione che hanno trovato terreno fertile, purtroppo, anche in varie comunità cristiane. Invita, quindi, tutti quelli che intendono rifarsi al Vangelo, a riscoprire quel Cristo che potrebbe, molto naturalmente, nascondersi sotto le sembianze del povero che ci tende la mano. E che ci dice: «Avevo fame e…».

   

14/08/2008

Concerto dei Kalamu

Due video del concerto dei Kalamu del 12 agosto!!!
Serata stupenda, ideale per scatenarsi e soprattutto scaricarsi....

Visitate il sito: www.kalamu.it o http://www.myspace.com/kalamuorg

 

 

10/08/2008

Ricominciamo

Dopo il momento di gloria vissuto per il premio ricevuto (precedente post), reimpostiamo il blog sulla sulla sua solita linea di riflessione, controinformazione e antigoverno (e che palle ...... ). In questo periodo il tempo è poco e i post in testa sono tanti, speriamo di trovare qualche minuto per scriverli e piazzarli. comunque, metto un interessante articolo uscito oggi su repubblica.it del politologo ilvo diamanti (http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/cronaca/incidenti-lavoro-6/mappe-10ago/mappe-10ago.html). mi permetto di aggiungere solo due ulteriori spunti di riflessione che meriterebbero post singoli, anche se già sono stati toccati in questo blog. il primo: nel testo si parla della paura, come viene percepita e diffusa nella popolazione: io mi domando che colpa hanno tutti i mass-media nel propagarla?? Il secondo: le persone hanno paura, o meglio percepiscono un senso di paura riferito ai soggetti migranti, io mi ridomando, ma la paura delle mafie non esiste più?? nessuno si preoccupa di cosa stanno facento questi simpatici omini che fatturano 100 miliardi di euro l'anno e si divertono a sottomettere il sud, infiltrare la politica, controllare l'economia?? certo a differenza del marocchino loro votano e fanno votare, ma la gente non dovrebbe iniziare a porsi qualche interrogativo su cosa stanno facendo le nostre care mafie?? al milanese interessa che gli caccino il rom sotto casa, non gli importa una mazza se tutto intorno al duomo ci sono società finanziaria, banche e money transfer che riciclano i proventi della 'ndrangheta e le ndrine si sono già infiltrate nei lavori per expò 2015....(se avete pazienza e siete abbastanza "folli" vi consiglio dileggere la relazione della commissione antimafia  sulla ndrangheta la prima dopo 150 anni di storia d'Italia http://www.liberainformazione.org/doc/NDRANGHETA.pdf)

 MORTI SUL LAVORO O SULLE STRADE. QUELLE VITTIME DI SERIE B

Siamo una società insicura, tanto abituata a sentirsi tale da non farci neppure caso. Insicura per default. Abbiamo molte paure che tracimano in un unico bacino, nel quale si deposita un sentimento inquieto. Una paura di fondo. Che ci accompagna dovunque. Non ci lascia mai soli. Anche se non ne siamo consapevoli. Eppure non tutte le paure sono uguali, hanno la stessa dignità, la stessa audience e la stessa evidenza mediatica. Il medesimo impatto politico. Quando si parla di "paura", per esempio, oggi pensiamo immediatamente all'incolumità personale.
E quando pensiamo alla incolumità personale pensiamo
immediatamente alla criminalità, comune ed eccezionale, che ci minaccia dovunque. Da vicino. Noi, i nostri cari, le nostre abitazioni. Ladri, aggressori, violentatori, rapinatori, pedofili. Perlopiù, stranieri, immigrati e zingari. Gli "altri" per definizione. Siamo eterofobi. Temiamo di essere insidiati, che i nostri figli e i nostri familiari vengano aggrediti. Dagli altri. Per questo gran parte degli italiani guarda con favore all'impiego sul territorio di esercito, polizia, ronde padane e democratiche. Tutto quanto renda "visibile"
la sorveglianza sulla nostra incolumità. Sulla nostra sicurezza. A prescindere dall'efficacia che realmente
sono in grado di garantire.
Preoccupano di meno, invece, altri rischi che incombono sulla nostra vita. E sulla nostra morte. Gli infortuni sul lavoro. Gli incidenti che avvengono sulla strada. Per non parlare di quelli domestici. I quali avvengono, cioè, tra le mura delle nostre abitazioni. Eventi tragici che ricevono, perlopiù, evidenza minore sui media. Salvo che in situazioni molto particolari.
L'esplosione alla ThyssenKrupp, che ha provocato la morte di 7 operai. Oppure l'incidente (auto) stradale in cui, qualche giorno fa, sono decedute 7 persone presso
Treviso. O, ancora, quello di cui è stato vittima Andrea Pininfarina. Imprenditore di grande qualità manageriale (e, ancor prima, umana), alla guida di una grande azienda legata all'industria dell'auto. Casi eccezionali, per le proporzioni dell'evento o per la specifica identità della vittima. Mentre, in generale, all'emozione del momento subentra, rapida, la rimozione. Un sentimento di sottile fastidio, non dichiarato e neppure ammesso. Quasi che quegli avvenimenti non ci coinvolgessero in modo diretto. Eppure, ogni giorno in Italia (dati Istat per ACI) si verificano oltre 600 incidenti che causano la morte di circa 15 persone e il ferimento di 800. Nel complesso, in media, ogni anno, sulle strade, decedono circa 5mila persone, mentre 300mila subiscono traumi e lesioni di diversa gravità.
Quanto agli incidenti sul lavoro (fonte INAIL), provocano circa 1000 morti ogni anno. Nel 2008, fino ad oggi, oltre 400 persone sono morte di lavoro, mentre 11mila sono rimaste ferite o invalide.
Come
ha rammentato di recente il Censis, rispetto agli omicidi, i morti sul lavoro sono quasi il doppio e i decessi sulle strade otto volte di più. Tuttavia, il grado di visibilità offerto dai media è inverso rispetto alla misura di questi tipi di episodi. Non c'è paragone. Vuoi mettere i delitti di Cogne e Perugia? La tragica aggressione avvenuta nel quartiere romano della Storta? Fa eccezione la saga delle "morti del sabato sera". Un serial che si ripete, perché evoca altri scenari, più attraenti. La gioventù bruciata dai rave tossici consumati nelle discoteche o in altri luoghi di perdizione. Ma, per il resto, è un basso continuo. Da cui si stacca qualche onda episodica, destinata a venire riassorbita da un solido senso di abitudine.
Il fatto è che le morti sul lavoro e, ancor più, sulle strade incombono su di noi. Sui nostri familiari. Perché
i luoghi di lavoro ma, soprattutto, le strade, in Italia, sono fra gli ambienti più insicuri d'Europa. Lavorare è pericoloso. Da noi più che altrove. Per diverse ragioni, per diverse cause. Per colpa dei contesti. Le aziende, i luoghi di lavoro, dove il rispetto delle regole e delle condizioni di sicurezza è spesso disatteso. E gli stessi lavoratori, talora, le disattendono. Perché costretti. Ma anche per abitudine e imprudenza routinaria. (Molte vittime, peraltro, sono lavoratori autonomi).
Circolare è altrettanto - forse più - pericoloso. Di nuovo: per lo stato della nostra rete viaria. E per la generale e generalizzata tendenza a bypassare le regole. D'altronde, chi si sentirebbe "colpevole", peggio, un criminale per aver parcheggiato in doppia fila o per aver attraversato col rosso? Colpa dello Stato. Lo stesso che ci costringe a "evadere" le tasse. Per legittima difesa.
Non fanno paura, i luoghi di lavoro, agli italiani, quanto le proprie case. Dove temono di venire aggrediti e derubati dagli "altri". (Ma la maggior parte delle aggressioni e delle violenze avvengono per mano di familiari e vicini di casa). Egualmente per quel che riguarda le strade: sono più preoccupati quando le attraversano da soli, a piedi, magari a tarda ora, piuttosto che in auto o in moto. A grande velocità.
E' probabile che questo orientamento rifletta una consolidata definizione dei fattori di rischio. Morire per il lavoro lascia, ogni volta, un vuoto incolmabile. Però, in fondo, è "socialmente" sopportato. Nonostante la reazione costante di molte autorevoli voci (per prima quella del Presidente della Repubblica). Perché il lavoro è necessità, ma anche virtù e valore. Mezzo per
vivere e ragione di vita. Per questo, morire sul lavoro, è doloroso. Un abisso. Ma ha "senso". Come un male incurabile.
Morire o ammazzare altre persone sulle strade. Ha meno "senso". Però è accettato. Non quando ci tocca di persona, ovviamente. Ma quando ne sentiamo gli echi sui media. Ce ne facciamo una ragione. Perché viaggiare in auto o in moto comporta rischi calcolati. Accentuati dalla diffusa e regolare "irregolarità". Quelli che viaggiano senza cinture, quelli che telefonano alla guida, quelli che se ne sbattono dei limiti di velocità, quelli che fanno zig-zag su strade e autostrade, per superare chi sta di fronte. Non sono considerati "criminali". Ciò che fanno non è ritenuto un atto "criminoso".
Nessuno, di conseguenza, invoca le camicie verdi a presidiare i luoghi di lavoro, per assicurare il rispetto
delle norme di sicurezza. Per controllare e denunciare imprenditori o lavoratori "non in regola". E nessuno invoca l'intervento dell'esercito sulle strade a scoraggiare comportamenti criminosi (che, d'altronde, non sono considerati tali).
Morire sul lavoro o sulle strade non fa spettacolo e non sposta voti. Non favorisce il governo né l'opposizione. Né la destra né la sinistra. Perché al centro di questi reati, di queste trasgressioni non sono gli altri. Siamo noi, i nostri valori, le nostre abitudini, i nostri stili di vita. Per cui, facciamoci coraggio: nei cantieri e sulle strade vi saranno ancora vittime. Troppe. Accompagnate da molto dolore, un po' di rabbia e tanta rassegnazione.

 

Mamma guarda: sono stato premiato!!!!

come netiquette impone, ho ricevuto un premio

da parte (molto tempo fa) di http://meccanicamete.myblog.it/  e  http://corinina.myblog.it/

di recente da http://kuorditenebra.myblog.it/

dovrei mandarlo a 7 persone, considerato che l'ho ricevuto 3 volte sarebbero 21. e dove li prendo???? i "fedeli" frequentatori di questo spazio autogestito già lo tengono e poi, sinceramente, non mi piacciono le catene di s.antonio. alloro lo dedico a tutti gli "sfigati" (senza offese) che in questo mese di agosto sono attaccati ad un pc per lavoro o studio e che hanno la jella di capitare su questo blog....io sono il primo!!!!!

ringrazio hot metal per avermi spiegato come si carica l'immagine nella barra laterale e che ho portato all'esasperizione rischiando di prendere un tornio in fronte, oppure una manifestazione della fiom in camera mia.

ciao e buona svisione delle olimpiadi a tutti

10:31 Scritto da: notanio in Il mio Blog | Link permanente | Commenti (1) | Segnala | OKNOtizie |  Facebook

04/08/2008

l'indifferenza che uccide

Al sud tutti ospitali,gentili, disposti ad accogliere l'altro. deriva dalla nostra tradizione. la cultura greca che ancora portiamo dentro. altro che quelli del nord... noi siamo diversi. Cazzate. stereotipi creati da noi per darci un'immagine perbene. abbiamo dato una mano di vernice ma il fondo è sempre arruginito. ospitali, solidali, gentili. cretinate. anche noi siamo malati di quel germe sottile e diffuso che è l’indifferenza che ogni giorno contagia sempre più persone. il razzismo e la xenofobia stanno diventando qualità; da ostentare come una vittoria ad una maratona. ospitali, solidali gentili, pieni di ndranghetisti e loro amici e amici degli amici che giorno dopo giorno uccidono questa regione e tutti noi che ci viviamo dentro. poche ore fa sulla spiaggia di reggio calabria un ragazzo rumeno di 24 anni (cazzo più; piccolo di me!!!!); morto annegato innanzi all'indifferenza di tante persone che stavano li, a sciacquettarsi le palle e decidere cosa fare stasera, cosa cucinare, se uscire da qualche parte, se fare due passi sul lungomare per ammirare le statue dedicate alla massoneria e a ciccio franco (un fascista a capo della rivolta del boia chi molla del 1970). e intanto quel ragazzo annegava a dieci metri dai loro pensieri, dai loro progetti di calda e noiosa giornata d'agosto. ritorneranno a casa e racconteranno l'accaduto, ognuno avrà, una tesi a sua discolpa: avevo appena mangiato, pensavo che scherzasse, non potevo lasciare i bambini, perchè non l'hanno salvato i suoi amici, ero distratto, guardavo il culo alle ragazze che passavano. ma tanto già domani sarà dimenticato e qualche deficiente si vanterà con gli amici di essere stato li presente mentre questo ragazzi moriva. Ritornano in mente le foto della spiaggia di napoli, con i corpi delle bambine rom stesi sulla spiaggia e coperti da un telone mentre la gente con assassina indifferenza continuava a prendersi il sole. siamo strani. pronti ad indignarci per un rigore non dato o per un cagnolino abbandonato, mentre tutto il resto sprofonda nella totale indifferenza.

RUMENO ANNEGA IN MARE NEL REGGINO TRA DECINE DI BAGNANTI  (http://www.repubblica.it/news/ired/ultimora/2006/rep_nazi...)
E' annegato tra decine di bagnanti che affollavano la spiaggia di Calamizzi, nell'immediata periferia di Reggio Calabria. Marcello Longu, 24 anni, rumeno, nel pomeriggio di ieri, dalle baracche dove vive assieme ad altri connazionali ed alla giovane moglie era sceso in spiaggia, distante solo una decina di metri della sua residenza, in compagnia di altri suoi connazionali. Ad un certo punto si è tuffato in acqua e dopo alcune bracciate ha incominciato ad invocare aiuto. I suoi connazionali, che non sanno nuotare sono rimasti impietriti, mentre la gente che si godeva il mare ha proseguito a divertirsi, forse pensando ad uno scherzo. Marcello Longu è annegato ad una decina di metri dalla riva, ma nessuno dei tanti bagnanti ha interso prestargli soccorso. In pochi istanti il giovane è scomparso in acqua. A quel punto qualcuno ha chiamato il 113, ma quando i soccorsi, anche se tempestivamente, sono giunti in zona il giovane giaceva privo di vita sul fondale dove è stato poi recuperato dagli uomini della Capitaneria di Porto. Marcello Longo ha lasciato la moglie ed una figlioletta in tenera età.

 

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